Benessere: leva di produttività che sottovalutiamo

Benessere: leva di produttività che sottovalutiamo Ogni volta che entriamo in un’azienda cliente, sentiamo la stessa frase: “Siamo tutti stressati, questo non è più lavoro. È guerra. Vogliono tutto subito, con qualità eccellente e a basso costo.”E ogni volta notiamo la stessa cosa: quando la pressione sale, il benessere delle persone è la prima voce che salta. Passa in secondo piano dietro le scadenze, la rincorsa alla qualità, l’aggiornamento continuo. Si dà per scontato che sia un “di più” — qualcosa a cui pensare quando le cose andranno meglio.È esattamente il ragionamento sbagliato. E, per una PMI manifatturiera, è anche il più costoso. Cosa intendiamo davvero per benessereNessuna digressione accademica. In azienda il benessere ha due facce molto concrete. Stare bene è la condizione oggettiva: salute, sicurezza, un ambiente in cui il lavoro non logora il corpo di chi lo fa. È misurabile, ed è anche un obbligo — lo stress lavoro-correlato è un rischio che la legge chiede di valutare. Sentirsi bene è la condizione psico-emotiva: la lucidità con cui una persona ragiona, risolve un problema, resta concentrata su una lavorazione delicata. Dipende dal clima, dalle relazioni tra ruoli, da quanto ci si sente parte di qualcosa. La prima faccia tiene le persone al lavoro. La seconda decide come lavorano. E in manifattura è la seconda a fare la differenza tra un pezzo conforme e uno scarto. Perché le persone sono sotto pressione (e non è colpa loro)Lo stress che si respira nei reparti è la risposta a un contesto che si è fatto oggettivamente più duro: costi dell’energia, materie prime difficili da reperire in tempi rapidi, time to market sempre più corto, logistica complessa, tensioni geopolitiche che colpiscono forniture e relazioni, competitor esteri diventati aggressivi anche su settori che erano nostri. A tutto questo si aggiunge un carico normativo crescente — tecnologie da inquadrare, impatti ambientali da contenere, dati e sicurezza da tutelare. Il risultato è un’impresa che deve viaggiare a pieno regime con un guinzaglio che la trattiene.Le persone assorbono questa tensione. E il corpo umano risponde nell’unico modo che conosce: attiva lo stress. Nel breve, è utile — ci rende reattivi e scattanti. Ma quando diventa la condizione permanente di un reparto, quello stesso meccanismo si ritorce contro la produzione. Qui arriva il contoLo stress cronico non è un problema di umore. È un problema di conto economico, semplicemente nascosto in voci che raramente colleghiamo alla loro causa: Errori e scarti. Una mente sotto pressione prolungata perde precisione, memoria di lavoro, capacità di attenzione. In produzione questo può generare non conformità, rilavorazioni, resi. Sicurezza. Il calo di lucidità è la prima causa di near miss e infortuni — con tutto ciò che comporta, dai fermi ai costi assicurativi. Assenteismo e turnover. Le persone esauste si assentano di più e, prima o poi, se ne vanno. Sostituire e riformare una figura qualificata, in un mercato del lavoro già in difficoltà, costa mesi e denaro. Iniziativa spenta. Un team stressato esegue, ma smette di proporre. E la capacità previsionale che oggi il mercato ci chiede — anticipare criticità, richieste, rallentamenti — nasce proprio da persone che hanno l’energia mentale per guardare avanti. Nessuna di queste voci compare come “costo del malessere” nel bilancio. Ma è lì che si annida. L’unica leva che controlliamo davveroEcco il punto che cambia la prospettiva. Sull’energia, sulla geopolitica, sulla normativa non abbiamo potere: sono variabili esterne, le subiamo. Sul benessere organizzativo, invece, la mano ce l’abbiamo noi. È l’unica leva competitiva che dipende davvero da una scelta interna: come si organizza il carico, come si fanno comunicare i ruoli, quanta coesione si costruisce anziché limitarsi a pretendere output. È qui che lavoriamo con Gear Monkey®, il nostro serious game: per rimettere in moto ascolto, collaborazione e senso di appartenenza — cioè le condizioni concrete da cui dipendono qualità e reattività. Perché troppo spesso, nelle imprese, il collo di bottiglia è la qualità con cui le persone comunicano e collaborano tra ruoli diversi. Benessere nelle PMIIl benessere è ciò che ci tiene competitivi quando le cose vanno male, non quello che ci si può permettere quando tutto va bene.Proprio adesso — con il mercato che spinge su qualità, velocità e costo tutti insieme — tagliare sulle persone è l’autogol più caro che una PMI manifatturiera possa fare. Investirci, al contrario, è strategia. #lagiustastrategia  

L’uomo al centro, le regole intorno

L’uomo al centro, le regole intorno L’Essere Umano al centro.Attorno a lui, un mondo di interazioni: con le macchine, con i software, con le altre persone. E, spesso, con un intreccio di tutte questeLe normative cercano di ordinare le relazioni: dare solidità alle fondamenta e, allo stesso tempo, fluidità alle azioni. Non è sempre facile. Anzi: spesso regolamenti e direttive finiscono per fare il contrario — confondere invece di chiarireProviamo allora a dare un ordine logico a ciò che sta succedendo: partiamo dal presupposto che ‘l’uomo è al centro’ e mettiamo in prospettiva le strutture normative che ci circondano. “Nel mondo del lavoro — e, ancora di più, nella nostra società — l’essere umano collabora con strumenti variopinti: dai robot dell’automazione fino all’AI, passando per le interfacce HMI che permettono lo scambio di informazioni. IL CONTESTOQuando il mondo fisico parla con quello immateriale, compaiono due difficoltà. Da un lato allineare i linguaggi, così che informazioni e significati si scambino senza fraintendimenti; dall’altro la sicurezza e la tracciabilità dei dati. Nell’era dell’intelligenza, le informazioni elaborate dall’AI sono la chiave per dare vita ad azioni nel mondo reale. Azioni che si manifestano generando interazione con l’essere umanoL’interazione può essere visiva — l’AI genera un’immagine e la mostra a chi ha scritto il prompt — oppure fisica: dopo aver analizzato un set di dati, un robot umanoide esegue un compito. L’inter-azione tra sistemi tecnologici ed essere umano richiede oggi che questi due mondi sappiano convivere in modo sicuro e proficuo. A questo proposito l’UE ha dato vita a una vera e propria serie di regolamenti, con un triplice obiettivo: garantire la stabilità nell’ingresso delle nuove tecnologie, promuoverne l’utilizzo, assicurare la sicurezza dell’essere umanoCosì, negli ultimi dieci anni, si sono avvicendati e integrati sempre più regolamenti e direttive, tutti orientati a questi obiettivi. L’ESSERE UMANO AL CENTROL’essere umano è un organismo complesso, fatto di bisogni e di diritti. Per muoversi nel mondo di oggi ha bisogno di strumenti sempre più sofisticati: strumenti che non sono più passivi, ma attingono alle conoscenze e alle informazioni dell’uomo stesso per evolversi, prendere decisioni ed eseguire compiti.Ed è proprio qui che nascono le regole: se questi strumenti vivono di ciò che è nostro, qualcuno deve stabilire fin dove possono spingersi. LE VARIE PROSPETTIVE GDPR — lo scudo attorno alla persona Regolamento (UE) 2016/679 Ecco che entra in gioco il GDPR. È il primo cerchio attorno alla persona: non solo verso le macchine e i software, ma verso chiunque — un’altra persona, un’azienda, un sistema — voglia avvicinarsi ai suoi dati. Il regolamento sulla privacy detta le condizioni di quell’avvicinamento e impedisce che qualcuno ne faccia cattivo uso. AI Act — l’uomo dentro le decisioni Regolamento (UE) 2024/1689 Poi quei dati vengono analizzati per generare decisioni, azioni, contenuti — ed ecco che entra in gioco l’AI Act. Esso interviene perché l’intelligenza artificiale non usi ciò che sa contro la dignità e i diritti della persona. E mette in campo forze importanti perché decisioni e responsabilità non vengano delegate all’AI. Chiede all’essere umano di restare partecipe, ai tavoli dove una decisione può significare la perdita di un prestito, una mancata assunzione, una diagnosi sbagliata… Cyber Resilience Act — software di cui fidarsi Regolamento (UE) 2024/2847 Ecco che entra in gioco il Cyber Resilience Act. Chiede a chi produce software e interfacce per lo scambio dei dati di conoscere i rischi a cui espone gli utilizzatori, e di ridurli il più possibile — meglio ancora, di prevenirli. Non solo perché i dati non vengano rubati, ma perché un dispositivo non possa essere manomesso o un servizio bloccato. Sono attacchi che, dal digitale, arrivano fino alla vita reale delle persone: al loro lavoro, all’azienda in cui lavorano, alla loro vita privata. Regolamento Macchine — la sicurezza che si muove Regolamento (UE) 2023/1230 Ecco che entra in gioco il Regolamento Macchine, che amplia lo sguardo. Non chiede soltanto che le macchine siano sicure: chiede anche che il software che le governa — in particolare quello che sfrutta l’AI — sia progettato, sviluppato e rilasciato garantendo la sicurezza della macchina nel tempo. Perché una macchina che esegue un compito sbagliato, come un movimento, può causare un danno a chi la usa. NIS2 — la rete che regge la società Direttiva (UE) 2022/2555 Ecco che entra in gioco la NIS2, l’ultimo cerchio: quello che tiene in piedi i servizi essenziali della società, dall’energia alla sanità. Qui la posta è massima — un attacco che blocca la rete non fa perdere solo dati o denaro: può causare danni irreparabili e mettere a rischio la vita stessa delle persone. CONCLUSIONI Osservando tutto questo quadro, le tante direttive e i tanti regolamenti smettono di sembrare un labirinto. Visti dal punto giusto — l’uomo al centro — si dispongono in cerchi, uno dentro l’altro: il GDPR protegge il suo dato, l’AI Act le sue decisioni, il Cyber Resilience Act i suoi strumenti, il Regolamento Macchine il suo corpo, la NIS2 la società in cui vive. al più piccolo al più grande, tutti a proteggere la stessa cosa: l’essere umano. Allora si capisce che queste regole non sono muri che rallentano. Sono le fondamenta che rendono possibile il movimento — quella solidità senza cui nessuna azione, nessuna collaborazione tra uomo e macchina, potrebbe reggere. Perché ci si affida a una tecnologia solo quando ci si può fidare.E la fiducia, in fondo, parte sempre da lì: dall’essere umano, al centro.

Scegliere è Crescere

Scegliere è Crescere Perché la non-scelta è la decisione più rischiosa per un’impresa Secondo il celebre Paradosso dell’Asino di Buridano, un asino affamato e assetato viene posto esattamente tra due mucchi di fieno, ciascuno con accanto un secchio d’acqua. Non esiste alcun elemento che lo spinga a scegliere una direzione piuttosto che l’altra. Il risultato? L’asino resta immobile. E muore. Un’immagine estrema, certo. Ma sorprendentemente attuale per molte imprese. La non scelta è una limitazione della libertà e anche della potenzialità; rimandare una decisione, aspettare condizioni migliori, cercare la soluzione perfetta: sono atteggiamenti comprensibili, soprattutto in contesti complessi e incerti. Ma non decidere non significa restare neutrali. Significa lasciare che siano altri – il mercato, i competitor, le circostanze – a decidere al nostro posto. Le scelte cambiano il futuro, anche quando non possiamo prevederne la direzione. Rinunciare a scegliere, invece, potrebbe generare un futuro che non sarà come lo avevamo immaginato o sperato. Di fronte a un bivio, le opzioni reali sono due: scegliere tra le possibilità disponibili oppure creare una possibilità nuova, che prima non esisteva, assumendoci anche il rischio. La terza opzione – non scegliere – è la trappola dell’asino di Buridano: l’illusione di guadagnare tempo, quando in realtà si sta perdendo direzione. Gli imprenditori, gli innovatori, i campioni costruiscono ciò che gli altri non vedono ancora, non si limitano a selezionare tra alternative preconfezionate. Essi accettano che l’imprevisto e il caso facciano parte del percorso, non mirano al controllo assoluto e alla perfezione. Perché il vero dinamismo nasce dal movimento e non necessariamente dalla certezza. Nella complessità solo chi si assume la responsabilità di scegliere, a volte rischiando, riesce a innovare e a cogliere grandi opportunità. L’asino di Buridano muore perché non sceglie. Le imprese muoiono quando rinunciano ad agire. Un mindset dinamico trasforma i dubbi in ipotesi di lavoro, governa i rischi, costruisce il momento ideale. In un momento storico come quello attuale, è fondamentale per gli imprenditori decidere sul futuro delle proprie imprese, apportando innovazione o tutelandosi per le troppe incertezze del mercato. Ci sono grandi opportunità nascoste che solo i game changers sanno individuare. E lo stato, l’UE sono pronte ad aiutare chi crede in un futuro migliore. Se ritieni di essere pronto per avvicinare la prospettiva di un’innovazione strutturata e utile per la tua impresa, contattaci e vedremo insieme come organizzarla, sfruttando al meglio gli incentivi a disposizione per il prossimo triennio – primo su tutti l’iperammortamento 2026-2028.

Ripartite dai Progetti e non dagli Incentivi

Ripartire dai progetti, non dagli incentivi Nel corso del 2024 e del 2025 abbiamo assistito a un cambio di paradigma netto rispetto al periodo immediatamente successivo al Covid. Lo Stato e l’Unione Europea hanno modificato in modo sostanziale le proprie priorità: da una stagione di incentivi diffusi, trasversali e accessibili a quasi ogni settore e tipologia di impresa, si è passati a misure sempre più selettive, rivolte prevalentemente a imprese già solide e capaci di proporre progetti realmente originali.Parallelamente, l’iter di accesso alle agevolazioni è diventato progressivamente più complesso.La burocrazia è aumentata, gli adempimenti si sono moltiplicati e la soglia di competenza tecnica richiesta è cresciuta al punto che una larga parte delle imprese – probabilmente oltre l’80% – non è oggi nelle condizioni di gestire in autonomia questi strumenti.L’evoluzione del piano Transizione 5.0 rappresenta, in questo senso, un esempio emblematico. Continui cambi di rotta, una normativa spesso poco chiara, chiarimenti arrivati in modo frammentario e la difficoltà di ricondurre efficientamento energetico ed evoluzione tecnologica a un paradigma realmente unitario. Forse si è puntato troppo in alto, forse qualcosa è sfuggito di mano. Sta di fatto che molte imprese si sono ritrovate senza riferimenti, senza supporto e, in alcuni casi, senza più la volontà di investire.Dopo due anni trascorsi in questo contesto, la strategia che ci sentiamo di suggerire è semplice, ma non banale: ripartire dai progetti, come se non esistesse alcun incentivo.Questo significa tornare all’essenza del fare impresa: osservare i propri processi, analizzarli con attenzione, comprendere dove esiste un reale margine di miglioramento e dove, invece, sono necessarie correzioni strutturali per recuperare dinamismo e competitività.È un concetto noto, quasi ovvio, ma spesso dimenticato: prima si osserva, poi si idea, quindi si struttura e si progetta un piano di innovazione e sviluppo. Solo successivamente si programmano le attività e si allocano le risorse, tenendo conto che, da qui in avanti, sarà sempre più necessario fare affidamento sulle proprie forze.L’incentivo, probabilmente, arriverà.Quando un progetto è ben costruito, coerente e realmente originale, un supporto si trova quasi sempre. Ma non può più essere il punto di partenza.È finito il tempo in cui si investiva sulla base del bando disponibile o dell’agevolazione del momento.Oggi sono le imprese a dover guidare la transizione, individuando risorse interne ed esterne: attraverso collaborazioni con altre imprese, l’ingresso di nuovi investitori, la costruzione di partnership solide e, in alcuni casi, anche il coinvolgimento degli enti pubblici.La finanza agevolata resterà uno strumento importante, ma non sarà più il principale vettore dell’innovazione.L’evoluzione, oggi, deve nascere dall’impresa stessa. Vuoi ripartire dai progetti (prima degli incentivi)?INGENIO può affiancarti nella lettura dei processi, nella definizione del piano di innovazione e nella costruzione della strategia 2026.Scrivici alla mail info@ingeniolc.eu

Ingenio incontra Kali Natural Food

INGENIO incontra KALI NATURAL FOOD Un workshop prenatalizio tra artigianalità, conoscenza e cultura del caffè.Ogni anno, noi di INGENIO scegliamo di vivere esperienze presso realtà artigianali locali che incarnano, nel modo più autentico, il valore del saper fare e del ben fatto. Sono momenti di incontro e di ascolto, in cui il tempo rallenta e lascia spazio alla comprensione profonda dei processi, delle scelte e delle persone che danno vita alle imprese. Lo scorso 16 dicembre abbiamo fatto tappa presso KALI NATURAL FOOD, la prima micro roastery delle Marche: un luogo in cui il caffè non è solo un prodotto, ma il risultato di una ricerca attenta, etica e sensoriale.KALI è una micro torrefazione artigianale che lavora su piccola scala, con grande cura per la qualità delle materie prime, la tracciabilità delle origini e il rispetto delle filiere. Un approccio che mette al centro il chicco, la sua storia e il suo potenziale espressivo, valorizzato attraverso tostature studiate e consapevoli. Ad accompagnarci in questa esperienza è stata Elisabetta, che ci ha guidati in un percorso fatto di degustazione di caffè, una colazione conviviale a base di waffel artigianali e, soprattutto, un workshop dedicato al ciclo di torrefazione.Durante il laboratorio abbiamo scoperto come dietro una tazza di caffè si nasconda un universo complesso e affascinante: un mondo fatto di agricoltura, di equilibri tra domanda e offerta che incidono sui mercati internazionali, di acquisti anticipati per garantire le migliori partite di caffè verde, di dinamiche competitive legate al potere d’acquisto e alla qualità. Abbiamo approfondito il percorso che trasforma il chicco di caffè (il seme contenuto nella drupa del frutto della pianta) da materia prima cruda a prodotto tostato, pronto per l’estrazione. Abbiamo parlato di Arabica e Robusta, di profili aromatici, di tostatura come processo tecnico ma anche culturale.Elisabetta ci ha resi consapevoli che la bevanda che consumiamo quotidianamente è il risultato di viaggi intercontinentali, di scelte precise e di numerosi passaggi di trasformazione che culminano in una bevanda correttamente definibile come energizzante, ma soprattutto carica di storie, territori e lavoro umano. Anche questa volta, INGENIO ha stretto la mano a una splendida realtà locale, ma prima ancora a persone che mettono tempo, competenza e anima nel realizzare i propri sogni.Sogni che diventano impresa.Imprese che sanno distribuire non solo prodotti, ma emozioni, conoscenza e valori.Grazie KALI, grazie Elisabettae buon viaggio a tutti voi, sognatori di caffè!

Welcome Gear Monkey!

Welcome GEAR MONKEY! Ingenio, impresa sempre al passo con l’innovazione, dal 2021 ha deciso di realizzare una serie di prodotti e servizi legati alla cultura d’impresa e alla progettazione. Così è nato un Team di Ricerca e Sviluppo, di cui hanno preso parte anche Lucia Olivi e Rosaria Mestichelli, che ha studiato come, attraverso prodotti editoriali e ludici, fosse possibile introdurre innovazioni nelle imprese e generare impatti positivi per il territorio. Durante la fase di studio è emerso che nostri clienti fossero in seria difficoltà nello scambio di informazioni lungo il processo che va dal concept di una idea fino alla sua concretizzazione. Il flusso progettuale veniva così rallentato e le azioni per il raggiungimento degli obiettivi continuamente rivisitate. Si creava, spesso, una grande discrepanza tra quanto desiderato e quanto realmente ottenuto che induceva le imprese a rivedere completamente i propri piani, con grande dispendio di risorse temporali, economiche, energetiche. Ne risultava che il capitale umano fosse sovraccaricato di lavoro e di incarichi aggiuntivi, non previsti, per provare a portare a termine i progetti nel miglior modo possibile. Per tale motivo, abbiamo compreso che fosse necessario introdurre uno strumento trasversale, da integrare ai metodi che le imprese già utilizzavano, in modo tale da guidare il percorso progettuale, riducendo sprechi, costi, tensioni fra il personale e massimizzando gli obiettivi. Questo ha portato alla nascita di GEAR MONKEY, un serious game capace di incentivare le imprese alla progettazione, al design degli scenari futuri, alla comunicazione tra i vari membri team di progetto agevolando lo scambio di informazioni e la messa a terra di specifiche azioni che possano portare alla buona riuscita dell’investimento che l’azienda intende effettuare. Carte, tempo che scorre velocemente, attività riflessive, creative e divertenti, tasselli da inserire per costruire il proprio percorso… Tutto questo è GEAR MONKEY !! Perché e Per Cosa GEAR MONKEY è destinato a tutte quelle imprese che sentono l’esigenza di sviluppare una nuova idea, o magari solo di perfezionarla, per strutturarla in un progetto e avere un piano di azioni attraverso il quale renderla fattibile e concreta.  Si tratta di un processo fatto di tantissimi elementi che vanno messi insieme e, insieme, fatti funzionare: esattamente come tante piccole ruote dentate che, disegnate, realizzate e assemblate nel modo corretto, girando, riescono a mettere in azione un ingranaggio ben più complesso e articolato.  Per far sì che questo accada, va considerato ogni singolo elemento, il quale deve avere una dimensione e una collocazione precisa, in relazione a tutti gli altri; ma non solo, occorre anche pensare alla manutenzione, ai ricambi e alla possibilità che tu debba spostare o modificare alcune parti dell’ingranaggio in futuro.  Niente va lasciato al caso! La progettazione è un processo folle e divertente, ma per far girare gli ingranaggi ci vogliono metodo e astuzia. Ecco perché hai GEAR MONKEY sarà fondamentale. Evento Ingenio, rappresentata dal nostro LEONARDO CAPITANELLI, ha presentato pubblicamente GEAR MONKEY il 2 febbraio 2024 durante l’evento organizzato dall’associazione ET ALIA, di cui lo stesso LEONARDO ne è il presidente. All’evento hanno partecipato alle sessioni di gioco, grandi, medie, piccole e micro imprese dell’intero territorio marchigiano: GRUPPO LOCCIONI, COOSS MARCHE, PHI D’ALPHA, AMARO QUE, DIGIMARK, FA-LAS, JOY TECK, LA 3 SRL, ASSE 4, VALENTINI&ASSOCIATI, MPR,  GVAL, BIBLIOTECA A.ROCCA DI ARCEVIA, BCC OSTRA VETERE. Viste le potenzialità di GEAR MONKEY di sviluppare il pensiero laterale, agevolare la comunicazione, favorire la nascita di innovazioni si è deciso di ampliare la portata del gioco, destinandolo anche ad un uso sociale e sostenibile, con l’intento di stimolare la creazione di progetti per il territorio e per l’ambiente. Così GEAR MONKEY è diventato strumento utile all’Associazione ET ALIA e ad altri attori locali per la realizzazione di eventi che coinvolgano imprese, lavoratori e artisti finalizzate a ridare slancio ai borghi delle Marche. Ti piacerebbe testare le potenzialità del nostro serious game GEAR MONKEY per i tuoi progetti? CONTATTACI!

La Paura di Intraprendere

Ti sei mai chiesto di che cosa hai paura? In maniera positiva o negativa questa emozione influenza la nostra vita, le nostre scelte, il nostro relazionarci agli altri. Finché siamo in grado di gestire la paura, canalizzandola a nostro favore in energia positiva, la capacità di riuscire ed ottenere buoni risultati nella vita quotidiana sembrerà “un gioco da ragazzi”; c’è chi invece ha paura…paura di intraprendere! Negli ultimi anni a causa della Pandemia – ebbene si, anche questa volta c’entra lei – ci siamo visti privare della nostra libertà, delle nostre azioni quotidiane come andare a lavoro, fare spesa o semplicemente prendere una boccata d’aria. Tutte queste restrizioni, come ci racconta la Dott.sa Elisabetta Bernardi in un articolo della rivista Quid, inconsciamente hanno generato in molti 2 grandi fobie: Cherofobia e Eleuterofobia, la paura di esser felici e la paura di libertà, che fanno chiudere in se stessi e rifiutando ogni tipo di cambiamento ed occasione che permette di realizzarsi. La frase che risuona oggigiorno tra chi non è disposto a mettersi in gioco per paura di non riuscire è “NON CI SONO OCCASIONI!”. Noi di Ingenio ci sentiamo di dare un consiglio a tutti coloro che vedono un mondo buio e saturo di occasioni: ripartiamo da noi stessi, dal nostro cambiamento, dalla nostra volontà di riuscire fissandoci degli obiettivi, magari piccoli ma concreti. Se hai un’idea progettuale che ti balena per la testa, hai bisogno di consigli per realizzarla o incertezze sul giusto piano operativo lascia da parte le insicurezze e le paure, contattaci e proveremo insieme a pianificare il giusto percorso per raggiungere l’obiettivo.

I GIOVANI, IL FUTURO!

La Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili è stata istituita nel 2014 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per celebrare l’importanza strategica di dotare i giovani delle giuste competenze per l’occupazione, il lavoro dignitoso e l’imprenditorialità. Perché ne vogliamo parlare oggi noi di Ingenio? Perché siamo consapevoli che i giovani rappresentino il nostro futuro, che possiedano le chiavi del successo e che sia dunque necessario investire e puntare su di loro. A causa del Covid-19 l’Unesco ha stimato che le chiusure parziali o totali delle scuole abbiano influito negativamente con l’acquisizione delle competenze di più di 900 milioni di giovani; a questo dato si unisce quello che ci indica che nel mondo almeno 120 milioni di bambini non frequentano scuola e 621 milioni di giovani non hanno accesso alla formazione necessaria per trovare un lavoro. Scenario che ci dà consapevolezza che il tasso di disoccupazione giovanile può solo che aumentare. Questi dati dovrebbero farci riflettere! Il coinvolgimento dei giovani fa parte di uno di quei punti fondamentali su cui si basa lo sviluppo sostenibile della società, perché è con loro soltanto che possiamo auspicare ad una società migliore, inclusiva e rispettosa. E allora cerchiamo di ritrovare in loro ciò che magari non riescono a vedere loro stessi, sproniamoli a cercare la loro strada! Incoraggiamoli a combattere per le cose in cui credono, aiutiamoli a rialzarli nei momenti di difficoltà a perseverare verso i loro obiettivi. Ingenio supporta molte iniziative che hanno a che fare con i giovani, collaborando con attori del mondo della formazione, come “Asse4 – Rete di Imprese” , erogando servizi di supporto per la creazione di impresa e per la predisposizione del CV. Se anche tu hai bisogno di supporto, consulenza, noi ci siamo! Non esitare a contattarci. CONTATTACI

ATTENTI AL… BANDO!

Recentemente, molte imprese, aziende, liberi professionisti si sono accorti della grande possibilità offerta dalla finanza agevolata.  Ogni giorno veniamo contattati da nuovi interessati o dai nostri clienti per cercare di rincorrere nuovi bandi, nuovi contributi, possibilmente a fondo perduto. Dopo il Covid è partita la caccia al fondo, una corsa all’incentivo migliore, una lotta per la sopravvivenza. Nello scenario comune, gli aiuti di stato sono diventati il principale strumento per investire e per progettare il proprio business. Come impresa che si occupa di finanza agevolata, non possiamo che essere contenti di questo!!!   Troviamo però, alquanto errato partire alla ricerca di denaro, senza aver prima un piano in mente, senza aver provveduto alla pianificazione strategica degli investimenti. Seppure la finanza agevolata possa risolvere i problemi legati alla liquidità aziendale è pur vero che il contributo non detta la bontà di un investimento e la possibilità dello stesso di apportare valore aggiunto e/o produttività e/o prestigio.  Ogni giorno vediamo naufragare progetti che non sono realmente sostenibili perché basati sui dettami di un bando. Il modello seguito da questi INVESTITORI ANSIOSI è il seguente: Cercare tutti gli strumenti agevolativi che possano aiutarti a sostenere il progetto Redigere il business plan Chiarire l’idea e strutturare il tuo modello di business A noi piace supportare i progetti UNICORNO, ovvero quei progetti che seguono il modello delle 3 mosse. Se ti appresti ad affrontare un nuovo investimento, sappi che ci sono 3 passi fondamentali da seguire in modo sequenziale, dal primo all’ultimo e non viceversa. Il modello del PROGETTO UNICORNO è il seguente: Chiarire l’idea e strutturare il tuo modello di business Analizzare il mercato e Redigere il Business Plan Cercare tutti gli strumenti agevolativi che possano aiutarti a sostenere il progetto Se sei curioso di approfondire il nostro metodo progettuale e hai bisogno di chiarimenti o di una consulenza saremo lieti di aiutarti!  CONTATTACI

Tradizioni e Cultura: fondamenti su cui investire

Far Valere le Nostre… Tradizioni. La nostra penisola è una delle aree più ricche di valori e tradizioni. L’Italia è la culla della cultura, della sperimentazione artigianale, del genio artistico. In ogni regione ci sono peculiarità e ricchezze che rendono questo paese uno dei più virtuosi al mondo.  Il Mediterraneo ha portato, nel corso dei secoli, novità ed innovazioni provenienti da ogni parte del mondo. Un bacino variegato, unico, esemplare. Da noi, l’artigianato e l’arte hanno saputo dare un tocco di classe ai posti più sperduti, ai piccoli borghi, fino ad arrivare alle grandi città. La tipicità comunali e regionali hanno attratto numerosi turisti, facendo scoprire loro un mondo inesplorato e inimmaginato, caratterizzato dall’estro e dall’eccellenza italiana. La globalizzazione ha dato vita a fenomeni di affossamento delle diversità e delle peculiarità, prediligendo omogeneità e uniformità. Ma l’arte e l’artigianalità si sono riaffacciate alle porte di questa vita e piano piano stanno crescendo e fiorendo di nuovo. Ne è sopraggiunto un fenomeno di riscoperta culturale ed artistica che ha portato lo Stato ed alcune Regioni a creare apposite agevolazione che vanno dalla riqualificazione dei piccoli borghi alla valorizzazione e promozione dell’artigianato. Noi di Ingenio abbiamo da sempre difeso artisti ed artigiani e per questo siamo a disposizione dei “piccoli imprenditori della cultura” per aiutarli a fronteggiare questo momento, accompagnandoli verso una florida ascesa.

Torna su